Metti un giorno al MIPCOM 2017. Il MIPCOM è una fiera della TV, principalmente orientata al mercato delle varie serie e dei film ma non mancano i talk show, i documentari, i cartoni e più o meno qualunque tipo di contenuto pensato per la televisione, quindi i vari stand sono spesso ricoperti da locandine e poster delle varie trasmissioni in vendita.
Mi sono trovato catapultato in una realtà che non è la mia manco per sbaglio e, mentre vagavo come un piccione viaggiatore stordito e anche un po’ troppo carico (ohé, il materiale informativo pesa), dopo aver cercato di partecipare a eventi che non hanno mai avuto luogo senza che però me lo dicessero, ho deciso di fare qualcosa per iniziare la partecipazione al festival col piede giusto e sono finito nella penombra di un auditorium gigantesco ad ascoltare una specie di panel di Gordon Ramsay. La cosa somigliava di più a un’intervista à la Letterman ma il cuoco più iroso del pianeta ha parlato di qualunque cosa con una flessibilità disarmante, dalla figlia quindicenne (a cui lui ha più o meno vietato di uscire con un altro cuoco) ai suoi esordi a Cannes come cuoco di uno yacht passando per la cocaina e l’industria degli stupefacenti in Colombia.
Dopo aver rimirato un inquietante Gordon amabile e puccioso come un orsacchiotto – anche se non ha rinunciato a sparare qualche parolaccia gratis, hai visto mai che lo confondessero con un Alessandro Cattelan invecchiato male – è poi arrivato il momento del giro turistico tra i mille mila stand in attesa del momento in cui mi sarei finalmente sentito (vagamente, eh) utile: la première mondiale della nuova serie TV co-prodotta da Sky e Amazon Video. Questo nuovo progetto, su cui sono state investite – mi pare di capire – carriolate e carriolate di milioni, si intitola Britannia ed è nato con l’obiettivo non dichiarato ma palese di rimpiazzare Game of Thrones nei cuori dei macinatori di stagioni seriali più incalliti.
La premessa si racconta in un attimo: tutto inizia nel 43 d.C., quando i Romani sbarcano sulle coste dell’odierna Inghilterra per assoggettare definitivamente tutte le isole britanniche, allora popolate da diverse tribù di Celti perennemente in conflitto tra loro. Lo spunto è tutto qui. All’osso si stratta di uno scontro tra civiltà, tra un invasore compatto, colossale e un “invaso” che, tanto per cominciare, non solo è piccolo ma è diviso in tante piccole anime, comunità di druidi incaricate di portare nel racconto l’elemento magico (o comunque esoterico) comprese.
La prima cosa che si nota, dopo sì e no quaranta secondi, è la fotografia mostruosa e, più in generale, la qualità tecnica vertiginosa delle immagini: Britannia è meraviglioso, alla vista. In generale, si può dire che tutto il comparto tecnico è di un livello esagerato, come ormai è consuetudine per tutte le serie TV più ambiziose – il che vale all’ennesima potenza per questo monstrum bifronte partorito da due potenze di primissima grandezza (Sky & Amazon). Valutare la scrittura da un solo episodio è invece più complesso: come per ogni prima puntata, è pensata per introdurre la vicenda ma anche travolgere lo spettatore, conquistarlo. Jez Butterworth, la principale mente della serie, non è un novellino in fatto di scrittura e questo episodio è confezionato come richiederebbe il Manuale dei Buoni Primi Episodi, se esistesse: il ritmo è altissimo fin dalle primissime battute e gli eventi si succedono veloci (succedono cose su cose su cose, come se non ci fosse un domani) facendo progredire la storia e, al tempo stesso, introducendo il contesto e i personaggi in maniera precisa ma non didascalica. La vicenda rallenta decisamente prima del finale che è, come sempre, un fuoco d’artificio che invoglia più che altro a vedere anche l’episodio successivo.
È una serie che punta a colpire lo spettatore prima di tutto con la storia nel suo complesso che, si dai primissimi momenti, è un susseguirsi non solo di eventi ma anche di veri e propri colpi di scena e svolte inattese, anche apparentemente minuscole. Ed essendo una serie che parla di una guerra di conquista, la gente muore. A frotte e da subito. I personaggi sembrano scolpiti nel granito, ognuno a modo suo, ma – con solo un paio di eccezioni, almeno per ora – sono tutti duri, alcuni addirittura aguzzi. Si potrebbe ipotizzare che siano in linea con l’epoca difficile e spigolosa in cui si muovono, d’accordo, però la volontà adamantina di ognuno dei nostri protagonisti emerge già in tutta la sua marmorea imponenza nonostante si parli solo della puntata pilota.
Varrà la pena dedicarle ore ed energie quando Britannia arriverà da noi? Anche se devo per forza basarmi su poco più di una sensazione, direi proprio di sì. Quanto meno un tentativo serio lo merita. L’ambizione di questa serie è esagerata così come l’evidente dispiegamento di mezzi ma la scrittura sembra effettivamente ispirata e gli attori (li ho sentiti giocoforza in lingua originale, quindi non posso sbagliarmi) sono tutti molto bravi. Può essere un buon succedaneo per gli orfani di GoT, manco a dirlo, ma può avvicinare anche chi era rimasto estraneo alle dinamiche de Il Trono di Spade, respinto dalle dimensioni dell’opera, dalla difficoltà nel seguire ogni sottotrama o dall’ambientazione smaccatamente fantasy. Per quanto si prenda delle licenze, Britannia cerca di muoversi all’interno di un confine storico che le regala una patina di realismo in più ed è un prodotto originale, pensato direttamente per la TV e non si rifà a una sequela infinita di libri.
La qualità che è stata messa in campo per realizzare questa serie perlomeno merita di destare un po’ di curiosità nel pubblico: forse stavolta vale decisamente la pena di provare a lasciarsi conquistare. Tanto, se poi dovesse rivelarsi deludente, basterà smettere di guardarla.

