Giugno 24, 2021

Guida alla Copa América 2021 – Cile

Un'analisi al pettine fitto di tutte le squadre che partecipano alla Copa América 2021, giocatore per giocatore

By In Football, Streams Articolo di Federico Raso

Claudio Bravo (1983) – Un infortunio lungo una stagione e (probabilmente) il famoso conflitto di spogliatoio con Arturo Vidal gli hanno fatto saltare la scorsa edizione. Ora però, tra i pali del Cile, è tornato il bicampeon: nonostante diversi problemi fisici è stato il titolare nella grande stagione del Betis e sembra aver deposto l’ascia con il re. In quello che potrebbe essere l’ultimo ballo della generación dorada, non mancherà il vero numero uno della Roja.

Gabriel Arias (1987) – L’arquero del Racing – di cui è capitano – è uno dei migliori portieri sudamericani per rendimento negli ultimi anni. Due anni fa, ha rimpiazzato Bravo in Copa América e poche settimane fa, per rispondere alla convocazione del Cile, ha saltato la finale di Copa de la Liga Profesional persa contro il Colón. Senza dubbio, il numero 12.

Gabriel Castellón (1993) – Il numero uno del Huachipato – che giocherà le fasi finali di Copa Sudamericana – ha battuto la concorrenza dei portieri di U. de Chile e Colo Colo e sarà il terzo portiere della Roja.

Maurício Isla (1988) – Cresciuto nel vivaio della U. Católica e comprato dall’Udinese dopo le esibizioni della Rojita in Canada al Mondiale U-20 del 2007, è uno dei pilastri della nazionale cilena. È il terzino destro titolare del Flamengo, con cui ha avuto l’occasione di giocare la Libertadores e di mettere piede su un campo cileno per la prima volta in una partita da pro che non fosse quella della Nazionale. La fascia destra sarà sua.

Daniel González (2002) – La sfida più dura per il Cile degli ultimi anni, sul crepuscolo di una generazione difficile da ripetere, è il ricambio generazionale. Lasarte la sta affrontando affiancando al gruppo storico giocatori come il centrale del Wanderers, che per l’eleganza e l’abilità nel giocare con i piedi è stato accostato dai caturros più ottimisti al primo Elias Figueroa, il difensore più forte della storia della Roja.

Gary Medel (1987) – Colonna portante del vecchio nucleo della Roja, sia in campo sia fuori: la stampa cilena parla di lui come l’uomo del compromesso negli spogliatoi, il ponte tra la vecchia generazione e i nuovi talenti. Come ai tempi di Sampaoli – e per la maggior parte della scorsa stagione al Bologna, pesantemente condizionata dagli infortuni – sarà al centro della difesa, con compiti nella prima distribuzione.

Guillermo Maripán (1994) – Insieme a Pulgar, è l’unico convocato cileno della generazione successiva a quella di Vidal, Sánchez e Aránguiz a giocare in uno dei cinque campionati più importanti d’Europa. Difensore roccioso e forte nei duelli aerei, ha dovuto lottare fino a dicembre per convincere Kovač ma da quel momento in avanti è stato il titolare del Monaco 2020/2021, che ha chiuso la Ligue 1 al terzo posto. Si gioca il posto con Sierralta ma per il momento sarà lui ad accompagnare Medel al centro della difesa, a meno che Lasarte non li schieri tutti insieme in una difesa a tre.

Sebastián Vegas (1996) – Nato calcisticamente nell’Audax Italiano, con un passaggio di qualche mese alla Masia, è un centrale di difesa mancino, rapido e polivalente: al Monterrey, dove ha giocato una gran stagione, si alterna tra il ruolo di centrale e terzino sinistro. Proprio per questo motivo, Lasarte ha lasciato a casa l’immarcescibile Beausejour.

Enzo Roco (1992) – Centrale di difesa esperto e con buona esperienza internazionale – ha giocato nell’Espanyol, nell’Elche e nel Beşiktaş, oltre che nel Colo Colo – è un ricambio affidabile, specie per aggiungere centimetri in area.

Francisco Sierralta (1997) – Scuola U. Católica, ma formatosi nel calcio italiano (Parma, Empoli e Udinese le prime esperienze, senza molta gloria), ha appena conquistato la promozione in Premier League con il Watford, dopo diversi mesi di lotta per un posto da titolare fisso. Centrale di difesa slanciato, che in caso di necessità può giocare anche da terzino destro, è tenuto in gran considerazione da Lasarte: prima di incappare nell’infortunio che sta smaltendo, era dato come possibile titolare al posto di Maripán. Da ragazzo è stato campione nazionale dei campionati scolastici di salto in lungo.

Eugenio Mena (1988) – Dopo due anni di assenza dalle convocazioni, il terzino sinistro del Cile bicampione e della U di Sampaoli torna a indossare la maglia della Roja, grazie all’ottimo momento che sta vivendo al Racing del suo ex selezionatore Pizzi. Il titolare, a sinistra, è lui.

Charles Aránguiz (1989) – El Principe è un giocatore nobilissimo, per qualità tecnica e di pensiero, ed è rimasto un segreto ben nascosto dal Sudamerica fino alla Copa América 2015, quando si è manifestato come interprete perfetto del sistema di Sampaoli. Oggi è il capitano del Bayer Leverkusen e un pilastro della Roja, in cui gioca da mezzala o interno a due, con compiti nelle due fasi e in uscita. Il suo gioco sempre intelligente e pulito tende a farlo passare inosservato e un po’ a lui sembra andar bene, visto che parla il meno possibile – a meno che non ritenga un dovere morale farlo – ed evita situazioni di protagonismo scomodo, come quando rinunciò alla fascia di capitano che l’ex ct Rueda aveva tolto a Claudio Bravo. Nella prima parte della stagione è rimasto fuori per un infortunio muscolare piuttosto lungo ma ora sta bene ed è nell’olimpo degli irrinunciabili.

Tomás Alarcón (1999) – In Cile lo considerano l’epigono di Gary Medel, per il fisico un po’ tarchiato e l’aggressività con cui interpreta il ruolo di mediano (anche se, come il Pitbull, può scalare in difesa e occupare altri ruoli del centrocampo). Nella sua ultima stagione completa giocata all’O’Higgins – il club di Rancagua, la sua città natale – ha segnato sette gol, tra rigori, conclusioni dalla distanza e qualche inserimento. È un giocatore che non ha paura di ricevere spesso il pallone e far partire l’azione: non a caso, oltre Medel, uno dei giocatori a cui guarda maggiormente come esempio è Pulgar. Il nuovo giocatore del Cadice – che lo ha comprato prima dell’inizio della Copa -troverà spazio come backup a centrocampo, ma è uno dei giocatori su cui la Roja fa più affidamento in vista del ricambio generazionale.

Pablo Aránguiz (1997) – Non è fratello o parente di Charles, porta soltanto lo stesso cognome. Profilo fantasioso, che ama portare palla e ha una buona predisposizione all’assist, è in grado di giocare praticamente ovunque a centrocampo, in particolar modo trequartista o esterno: l’ex ct Rueda lo ha persino definito “successore di Jorge Valdivia”. Oggi è un inamovibile alla U. de Chile, ma la squadra con cui è esploso – e in cui si è guadagnato una stagione in MLS a Dallas – è l’Unión Española. A farlo debuttare fu Martín Palermo; nonostante questo il suo idolo rimane il rivale Juan Román Riquelme. 

Arturo Vidal (1987) – Della stagione dello scudetto all’Inter ha vissuto soltanto le difficoltà della prima parte, poi ha iniziato a combattere contro un lungo infortunio che tuttora ne determina la condizione. La mezzala, diamante della generación dorada, sembra ben al di sotto dei suoi livelli abituali ma rimane un punto fermo di Lasarte, che lo ha aspettato fino all’ultimo dopo il contagio da CoVID – una delle tante polemiche che lo hanno coinvolto in questi mesi in Cile. Per Vidal, quella che potrebbe essere l’ultima spedizione – salvo qualificazione al Mondiale – del gruppo di giocatori più forti della storia della Roja non è iniziata benissimo a livello individuale ma sicuramente proseguirà nelle fasi finali.

Claudio Baeza (1993) – Mediano brevilineo, ma adattabile anche dietro, è esploso a livello nazionale nel Colo Colo, il club con cui ha debuttato da professionista. Dopo un breve passaggio in Arabia Saudita all’Al-Ahli – che lui stesso ricorda come una mossa precipitosa – ha trovato la propria migliore dimensione in Messico, al Necaxa.

Pablo Galdames (1996) – Figlio di Pablo, ex centrocampista della Roja cresciuto come lui e i suoi due fratelli minori, Benjamin e Thomas, nell’Unión Española. Al Vélez Sarsfield, dove ha incontrato Gabriel Heinze, l’allenatore che a suo dire ha cambiato il suo modo di intendere il calcio, ha ricoperto indistintamente il ruolo di mezzala e quello di vertice basso, con compiti di circolazione, corsa e grande aggressività difensiva: con il contratto a scadenza, questa Copa potrebbe essere un’occasione per mettersi in mostra, ma dovrà farsi spazio in un centrocampo di grande qualità.

Jean Meneses (1993) – Soprannominato Takeshi perché da bambino, secondo suo zio, aveva un taglio di capelli simile a quello del personaggio di un anime, è uno dei giocatori del campionato messicano con il miglior rendimento. 163 cm, esterno offensivo o mezzapunta, è un profilo che ama svariare, dribblare e inventare. Lasarte lo ha utilizzato con una certa continuità, in questa Copa América.

Marcelino Núñez (2000) – I tifosi della U. Católica, scherzando sul suo strepitoso dinamismo, sono convinti che a fine partita torni a casa di corsa, un po’ come si dice qua di Kanté e Barella. È un giocatore giovane ma già irrinunciabile per la sua squadra, oltre che clamorosamente completo, che ha come ruolo preferito quello di mezzala, ma spesso viene posizionato anche da esterno destro o addirittura laterale in caso di emergenza. Buona tecnica, capacità di condurre, di associarsi con i tempi giusti e di offrire un gran lavoro a tutto campo: è il box-to-box del futuro della Roja, oltre che uno dei giocatori cileni con più possibilità di imporsi in Europa.

César Pinares (1991) – Anche se, da giovanissimo, è passato dalla Triestina e dal Chievo Verona, in pochi si ricorderanno di lui. Il segno lo ha lasciato maggiormente nelle due grandi cilene come Colo Colo e soprattutto U. Católica, la squadra che da tre anni vince il campionato nazionale giocando il miglior calcio del Paese. Oggi al Grêmio, è un trequartista creativo, in grado di giocare in diversi ruoli del centrocampo. Parte da rincalzo ma è utile quando servono tecnica e fantasia.

Erick Pulgar (1994) – Arriva da una stagione difficile alla Fiorentina ma è uno dei pochissimi giocatori nati dopo la generación dorada a essersi affermato come punto cardine della Roja. Da vertice basso o interno a due, dovrà interdire e verticalizzare, possibilmente ripetendo l’ottima Copa América di due anni fa, in cui è stato uno dei migliori centrocampisti della competizione.

Alexis Sánchez (1988) – Nessuno lo ha potuto vedere ma quest’anno, per la prima volta, ha scelto di indossare la maglia numero dieci al posto del suo solito sette: come a volersi caricare sulla schiena tutte le responsabilità di una delle ultimissime occasioni che ha di competere per un altro titolo con la Roja. Nelle partite precedenti alla Copa era evidente come tutto il gioco della squadra passasse per i piedi dell’interista di Tocopilla: scendeva tra le linee per inventare, rendeva il gioco più fluido combinando di prima, gestiva i tempi dell’azione conservando palla. Un infortunio, uno dei tanti dei suoi ultimi anni di carriera, lo terrà fuori fino alle fasi finali, a cui la Roja è riuscita a qualificarsi anche senza di lui: quello sarà il momento in cui Alexis servirà di più.

Eduardo Vargas (1989) – La rete contro l’Uruguay gli ha permesso di raggiungere Paolo Guerrero come miglior marcatore in attività della Copa América, con 14 gol: ormai il modo in cui si trasforma indossando la maglia della Roja, in mezzo a stagioni deludenti di club, è diventato un meme. Si è consacrato nel laboratorio di Sampaoli (prima U. de Chile, poi la Nazionale), che lo ha voluto di nuovo con sé all’Atlético Mineiro dopo tre anni in Messico, ma ora, senza l’Hombrecito, potrebbe cambiare di nuovo squadra. Un giocatore insostituibile, per il Cile più vincente della storia.

Luciano Arriagada (2002) – La disperazione è il miglior allenatore che possa trovare sulla propria strada un giovane: la drammatica lotta salvezza del Colo Colo ha spinto il tecnico Quinteros a puntare sulla punta del settore giovanile. Il giovanissimo centravanti – che del Cacique è persino tifoso – lo ha premiato con un gol, come ha fatto altre due volte quando è stato mandato in campo negli ultimi minuti. La sua convocazione ha fatto discutere – al momento ha solo 190′ da professionista – ma rientra perfettamente nell’obiettivo dichiarato di Lasarte, ossia accompagnare al blocco storico i giovani più promettenti, preparando il terreno per un futuro che non si può più procrastinare.

Ben Brereton (1999) – Dopo il gol contro la Bolivia, in Cile stanno impazzendo tutti per Big Ben. In un momento storico in cui la Roja conserva ancora tanti vecchi pregi ma non un nove puro come Zamorano o Chupete Suazo, né un ricambio generazionale avviato al punto da rimpiazzare i suoi giocatori migliori, la Federazione cilena ha pescato quasi dal nulla questo ragazzone inglese di Stoke-on-Trent, figlio di una cilena di Concepción, emigrata a 14 anni nel Regno Unito. La punta del Blackburn – 7 gol in 40 presenze in Championship – ancora non parla bene lo spagnolo ma in campo si intende benissimo con i compagni, perché è un centravanti molto associativo, che nonostante il fisico da centravanti classico ama abbassarsi, spaziare fino in fascia, connettersi in modo intelligente, proteggere palla. A parte il clamore per la storia da Lapadula anglo-cileno e l’euforia dei tifosi, è un attaccante che sarà interessante seguire in campo, perché ha caratteristiche particolari che possono renderlo in breve tempo un punto fermo della Roja.

Felipe Mora (1993) – Centravanti con alle spalle una lunga militanza nell’Audax Italiano ma esploso alla U. de Chile, con cui nel 2017 ha vinto il campionato da capocannoniere. Dopo tanta attesa, ha debuttato in Nazionale con Reinaldo Rueda, che lo ha spinto a cercare maggior spazio rispetto a quello che aveva in Messico, trasferendosi in MLS. Ai Portland Timbers, il centravanti, che ha Marcelo Salas come idolo, sta vivendo un buon periodo: con la Roja parte come ricambio.

Carlos Palacios (2000) – L’Internacional di Porto Alegre, che da qualche mese sta implementando il reparto scouting e l’utilizzo di statistiche per scegliere i giocatori, ha puntato forte sull’ala cresciuta ed esplosa nell’Unión Española . È un giocatore fisicamente strutturato, che ha nel dribbling la sua dote migliore, oltre a un buon tiro da media distanza. Il suo inizio di Copa è stato frenato da un infortunio ma Lasarte lo tiene in gran considerazione, dato che è uno giovani cileni su cui sono riposte maggiori speranze per il futuro.

All. Martin Lasarte: uruguagio, in Cile ha già allenato la U e la U. Católica in passato. Ha preso il controllo della Roja nel peggior momento possibile, con la generación dorada quasi al tramonto e un livello medio, tra giovani e giocatori del campionato locale, che ancora non ha saputo integrare con la vecchia macchina perfetta. Questa Copa – a meno che il Cile non si qualifichi al Mondiale – è l’ultimo ballo della miglior generazione cilena di sempre e Lasarte si è appoggiato al nucleo storico, ma lo ha affiancato ai giocatori più promettenti del panorama nazionale, per dar loro esperienza e qualche responsabilità. Il ricambio generazionale del Cile sta entrando nel vivo: nel frattempo, l’allenatore uruguagio sta dando una certa solidità tattica alla squadra, alternando una buona proposta (specie con il 3-5-2) a partite più accorte. È una Roja depotenziata dal tempo, rispetto alle sue migliori versioni, ma affamata, perché è forse la sua ultima occasione per competere.

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